Patto di non concorrenza nel franchising

Il Patto di non Concorrenza nel franchising

Idee franchising- patto di non concorrenza

Una delle clausole che si possono trovare nel contratto di franchising c’è quella riferita al patto di non concorrenza, che generalmente è accessorio al contratto di franchising. Con il patto di non concorrenza nel franchising viene limitata la possibilità all’affiliato di svolgere una attività in concorrenza con quella esercitata dal franchisor, a prescindere da quella sleale, che è inibita per legge.

Il patto di non concorrenza non rappresenta un elemento essenziale del contratto di franchising, posto che lo stess non viene citato nella L.129/2004 (Legge che disciplina il franchising) e quindi, può essere inserito nel relativo contratto di franchising, solamente a discrezione del franchisor, facendo però riferimento all’articolo 2596 cod. civ. che stabilisce: “ Il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto. Esso e’ valido se circoscritto ad una determinata zona o ad una determinata attività, e non può eccedere la durata di cinque anni. Se la durata del patto non e’ determinata o e’ stabilita per un periodo superiore a cinque anni, il patto e’ valido per la durata di un quinquennio.

Attraverso questa clausola, che può valere sia per il periodo in cui è vigente il contratto di franchising, sia per il periodo successivo alla scadenza del contratto, l’affiliato si impegna a non svolgere attività in concorrenza con quella esercitata dal franchisor per il periodo prestabilito nel contratto e, il cui scopo principale è quello di tutelare il know-how del franchisor. In alcune occasioni il patto di non concorrenza, viene inserito dai franchisor come deterrente per l’affiliato che desidera recedere dal contratto di franchising anticipatamente.

Quando si può recedere dal contratto di franchising

Difatti, inserendo tale clausola, l’affiliato che vuole recedere “anticipatamente”dal contratto di franchising per continuare ad esercitare l’attività senza vincoli, non può farlo ad eccezione dei seguenti casi:

– cambiando completamente settore;

– o aprendo la nuova attività in una zona non coperta dal patto di concorrenza.

Sotto il profilo formale, si tratta di clausola vessatoria ai sensi degli articoli 1341 e 1342 cod. civ. per cui è richiesta, pena la nullità del contratto, la sottoscrizione da parte dell’affiliato.

Nel codice civile, come già detto, trova disciplina nell’art. 2596 . Tale articolo, tuttavia, non si applica agli accordi tra soggetti che operano a diversi livelli della linea concorrenziale, come appunto accade nel franchising. Di conseguenza, il patto di non concorrenza che viene inserito inserito in un contratto di franchising non è soggetto ai limiti previsti dall’art. 2596 del Codice civile; il che significa che in linea di principio le parti (e in particolare il franchisor) sono libere di disciplinare il patto di non concorrenza nel contratto come preferiscono ossia di disciplinare l’aspetto della concorrenza post contrattuale autonomamente. Occorre tener presente inoltre, dei risvolti legati alle norme antitrust, ed in particolare al Regolamento CE n. 330/2010, applicabile anche ai contratti di franchising stipulati in Italia.

Cosa prevede il regolamento comunitario in riferimento ai patti di non concorrenza

Il Regolamento comunitario, in riferimento ai patti di non concorrenza post-contrattuale, prevede che essi: a) devono essere necessari per la protezione del know-how del franchisor (il che di solito si verifica); b) devono riferirsi a beni o servizi in concorrenza con quelli oggetto del contratto di franchising; c) devono essere limitati ai locali in cui il l’affiliato ha operato durante il contratto; d) non possono avere una durata superiore a un anno dopo il termine del contratto.

Risulta pertanto evidente, che accordi restrittivi della concorrenza, siano ammissibili solo in presenza di un qualcosa meritevole di tutela. Nel contratto di franchising, meritevole di tutela, è rappresentato dal know-how e dalla necessità di tutelare lo stesso dalla incontrollata e non autorizzata diffusione a danno del franchisor.

E’ importante notare che il trasferimento di know how è un fattore fondamentale per la valutazione della legittimità delle restrizioni alla concorrenza, in quanto sono proprio i vantaggi legati al trasferimento di know-how, a giustificare le restrizioni poste in atto per la sua protezione .

Il franchisor che desidera inserire nel proprio contratto di franchising la clausola del patto di non concorrenza deve fare attenzione che questo punto venga redatto in modo molto scrupoloso, precisando esattamente quando l’ attività è da considerarsi come concorrenziale (in rapporto alle tipologie e alle caratteristiche dei prodotti, al loro d’uso, al marchio, etc.).

Ciò è fondamentale principalmente per due motivi:

1) per non creare dubbi in merito all’applicazione della clausola, che possono portare a contenziosi o comunque a non tutelare in modo ottimale gli interessi del franchisor.

2) per impedire che la clausola di non concorrenza possa essere considerata nulla perché troppo ampia o troppo vaga.

E’ opportuno inoltre prestare molta attenzione all’ambito in cui viene applicato il patto di non concorrenza nel franchising, prevedendo un divieto per l’affiliato, parenti, società controllate direttamente da lui, ecc. di effettuare una attività concorrenziale a quella del franchisor.

In caso di inadempimento da parte dell’affiliato, il franchisor può richiedere la cessazione dell’attività concorrenziale o addirittura un risarcimento danni in base all’articolo 700 del c.p.c.

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