Domicilio digitale: cosa è e perché è obbligatorio

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Domicilio digitale: cosa è e perché è obbligatorio

Dal 1 ottobre 2020 diventa obbligatorio il domicilio fiscale. Come non è fattibile avere una attività senza una sede legale, dal primo ottobre 2020 diventa impossibile avere una attività se non si ha anche un domicilio digitale.

La legge Semplificazioni ha infatti stabilito l’obbligo per tutte le aziende, professionisti e possessori di partita IVA l’obbligo dal 1 di ottobre 2020 del domicilio digitale. E’ il primo passo che porterà tutti i cittadini ad avere un proprio domicilio digitale con il relativo “ Indice nazionale dei domicili digitali” ( INAD)

Attualmente il domicilio digitale è solamente la PEC, altre modalità di domicilio digitale non sono ancora state attuate dalla legge italiana.

Che cosa è il domicilio digitale

Il domicilio digitale è il indirizzo digitale con il quale la Pubblica Amministrazione gestisce le comunicazioni con le imprese e i lavoratori autonomi. Il domicilio digitale pertanto sostituisce completamente il domicilio fiscale per quel che riguarda l’invio di atti, notifiche e altre comunicazioni da parte della Pubblica Amministrazione. L’indirizzo digitale è rappresentato dalla PEC (posta elettronica certificata) che assieme allo SPID sono gli elementi essenziali della riforma Cittadinanza digitale introdotta con codice dell’Amministrazione digitale nel 2018.

Come si ottiene il domicilio digitale

Ottenere il domicilio digitale è piuttosto semplice e tutti possono richiederlo, sia aziende che privati cittadini. Per ottenerlo basta avere una PEC e comunicare tale PEC al proprio comune nel caso di privati cittadini, o alla Pubblica Amministrazione di caso di aziende o possessori di partita IVA

Quali sono i costi

Il costo è legato esclusivamente all’abbonamento che si deve fare tramite il gestore della PEC

Quali sono le sanzioni

Chi non ottempera a questo obbligo sono previste sanzioni variabili se si tratta di una società o di una ditta individuale.

Per le società è prevista una sanzione che varia da 206 euro fino ad un massimo di 2064 euro. Per le imprese individuali la sanzione varia da un minino di 30 euro ad un massimo di 1548 euro.

Nell’ipotesi che durante l’esercizio dell’azienda il domicilio digitale diventa inattivo a causa del mancato rinnovo, il conservatore del registro delle imprese diffida l’azienda o la ditta individuale. Dopo averla sanzionate procede con l’assegnazione di una nuova PEC.

I professionisti iscritti nei rispettivi albo rischiano anche la sospensione dell’albo dove sono iscritti. Infatti il Decreto Semplificazioni impone anche ai professionisti comunicare all’ordine di appartenenza il proprio domicilio pena , dopo una diffida e la concessione di 30 giorni per mettersi in regola, la sospensione dall’albo fintanto non si adempie alla richiesta.

Cosa è la PEC

Dal 2005 la PEC ( Posta Elettronica Certificata) ha lo stesso valore di una raccomandata con avviso di ricevimento (DPR 68 del 11 febbraio 2005). La mail inviata tramite PEC ha valore legale in quanto il mittente riceve la documentazione elettronica attestante la data e l’ora dell’invio e della consegna della stessa e di eventuali allegati.

Come inviare una Pec

Per usare una Pec, questa deve essere attivata acquistando un abbonamento annuale tramite il gestore scelto. In Italia esistono vari gestori e per trovarli basta fare una semplice ricerca su un qualsiasi motore di ricerca digitando la parola “Pec“.

L’utilizzo della Pec è simile alla classica posta elettronica. Basta inserire l’indirizzo del destinatario, l’oggetto, eventuali allegati, scrivere il messaggio desiderato e premere invio.

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